MA CHE GENDER DI PAURA !
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GOD LOVES UGANDA
MerColeDi' 5 FeBBraio
al
a Brescia
alle Ore 19:00
film che segue i leaders evangelici americani in Uganda insieme
a politici e missionari nel loro intento radicale di eliminare i peccati
religiosi e convertire la popolazione ugandese al fondamentalismo cristiano.
Forti di grandi disponibilità economiche a sostegno della campagna contro
l'omosessualità, pena la morte, finanziate direttamente dalle mega-chiese
americane e con il supporto di carismatici leader religiosi queste nuove leggi
stanno avendo la meglio sulla popolazione ugandese.
...e, nel frattempo,
in Uganda si è saputo che il
presidente Museveni ha ricevuto dal parlamento il disegno approvato solo il 23
gennaio per cui ha tempo per dare la sua risposta fino al 22 febbraio.
Restiamo in attesa.
Uganda: lettera del presidente Museveni al parlamento
In questi giorni, a seguito delle rivelazioni relative ad
una lunga lettera del presidente ugandese Museven, inviata al parlamento lo scorso 28 dicembre,
sono scaturiti su molti media titoli del tipo “Museveni blocca la legge antiomosessuali”. In realtà,
tra lotte di potere e procedure poco chiare, la situazione rimane
complessa e il disegno di legge può
ancora diventare legge (vedi articolo).
Questo è un libero riassunto della lettera di Museveni di cui sopra, in cui il presidente si spinge anche ad analizzare le cause dell’omosessualità. Vale la pena leggerlo. In un altro contesto ci sarebbe da ridere, qui c’è solo da piangere.
Questo è un libero riassunto della lettera di Museveni di cui sopra, in cui il presidente si spinge anche ad analizzare le cause dell’omosessualità. Vale la pena leggerlo. In un altro contesto ci sarebbe da ridere, qui c’è solo da piangere.
Esistono diverse tipologie di omosessuali.
La prima è quella degli anormali. A questa categoria
appartengono anche altri malati come ad esempio gli albini, gli epilettici, le
donne non fertili. Queste persone
purtroppo soffrono principalmente di un
malfunzionamento ormonale. Cosa possiamo fare con questi anormali? Ucciderli? Imprigionarli?
Contenerli? Nella società tradizionale era possibile il contenimento attraverso
una particolare attenzione nei matrimoni. Questo però è decaduto con il moderno
”amore a prima vista” che non permette di capire se si rischia di stare con un
anormale. Ho il sospetto che questo è stato un problema dell’ Europa e dell'Occidente
. Anche lì in passato seguivano il principio di un'attenta selezione . Un
principio che è stato abbandonato per una condotta sessuale promiscua che
probabilmente ha portato ad un aumento delle persone anormali.
Oltre a questi c’è un numero , maggiore, di persone che diventano
omosessuali per soldi e infine ( ma questo vale solo per le lesbiche!) ci sono
donne che non riescono a sposarsi e diventano lesbiche per una sorta di
frustrazione sessuale (!!!).
Naturalmente è possibile agire solo sulla seconda e terza
categoria. Occorre innanzitutto provvedere ad una crescita economica dell’Uganda.
Occorre dare lavoro, borse di studio etc ai giovani per evitare che siano
facili prede. Bisogna poi approvare leggi dure contro chi porta i nostri giovani
a comportamenti deviati. Per questi approverei l’ergastolo e sarei d’accordo
con la legge approvata dal parlamento.
Il problema è cosa fare con gli anormali. Negli ultimi 200
anni nella storia delle tribù ugandesi ci sono stati 2 re e un importante chief
(la traduzione potrebbe essere capovillaggio) che erano omosessuali e che hanno
reso un grande servizio alle loro comunità. Poche settimane fa la regina
Elisabetta si è scusata per il comportamento che ebbero gli inglesi con il Dr.Allan
Turing ,omosessuale, il quale decifrò il codice tedesco e permise agli alleati
di vincere la seconda guerra mondiale. Il Dr. Turing fu castrato chimicamente e si suicidò. In
quel caso una persona sessualmente anormale era stata molto più utile per la
società rispetto ai milioni di persone sessualmente normali.
Infine non sono
d'accordo con la posizione dei paesi occidentali secondo cui l'omosessualità è un orientamento sessuale alternativo
all'eterosessualità. Non è possibile chiamare una anomalia un orientamento
alternativo.
La sfida è quindi come gestire da un lato la sessualità
anormale e dall’altro coloro che usano i soldi per deviare persone normali .Sono
sicuro che quando ci incontreremo con il comitato di NRM ( il partito del
Presidente) troveremo un soluzione scientificamente corretta.
By Manu
From Uganda
La tanto temuta proposta di legge è stata approvata dal parlamento
ugandese. La legge prevede il carcere a vita per gli omosessuali
“recidivi” e diventa reato qualsiasi forma di propaganda
dell’omosessualità, anche il semplice discuterne in pubblico. Detenzione
prevista anche per chi non denuncia lesbiche e gay alle autorità, una misura
questa che mira a colpire soprattutto amici e parenti di lesbiche e gay.

Ecco il servizio andato in onda il 27 dicembre sulla tv statunitense Cnn in cui Kasha dichiara: la battaglia è appena cominciata.
Ora la palla passa al presidente Museveni che dovrà apporre la sua firma affinchè la legge possa entrare in vigore ma al momento è difficile prevedere quale sarà il suo atteggiamento.
by Manu
Uganda: passa legge anti-gay, ergastolo agli omosessuali "recidivi"
CATTIVE NOTIZIE DALL'UGANDA
PER ADERIRE ALLA PETIZIONEA CUI INVITIAMO TUTT* A PARTECIPARE
In
Uganda è stato approvato il disegno di legge che stazionava in
parlamento dal 2010.
I gay “recidivi” vengono puniti con l’ergastolo ma
al momento non si conosce ancora il testo finale della legge. Ricordiamo che la
legge, perchè entri in vigore, dovrà essere sottoposto alla firma non scontata
del presidente Museveni.
La comunità lgbt è scossa.
Seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione.
by manu
La comunità lgbt è scossa.
Seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione.
by manu
Brutte nuove dall'Uganda
La Presidente del parlamento ugandese, Rebecca Kadaka, ha annunciato che il
disegno di legge "antigay", che da 3 anni staziona sulle teste delle persone
lgbt ugandesi come una spada di Damocle, sarà approvato entro la fine
dell'anno.
L'onorevole Kadaka ha partecipato di recente ad un meeting internazionale durante il quale, a seguito delle pressioni da parte dei Paesi occidentali contro il disegno di legge, ha rivendicato il diritto di sovranità nazionale ed è tornata in patria più decisa che mai a far sì che il provvedimento diventi legge.
Qui è possibile firmare una petizione per fermare la persecuzione contro gli omosessuali in Uganda:
http://www.avaaz.org/en/24_hours_to_stop_the_uganda_antigay_attack_nm/?fHRrVbb&pv=39
Qui invece c'è il documento inviato da Kasha per conto di un'ampia coalizione di associazioni ugandesi, lgbt e non, che chiama all'azione chi è all'estero e vuole supportare la loro azione fornendo anche delle indicazioni su cosa NON fare per evitare errori gravemente controproducenti
https://www.facebook.com/notes/bombastic-kasha/how-to-support-from-a-far-about-the-recent-resurrection-of-the-anti-homosexualit/428866537162276
L'onorevole Kadaka ha partecipato di recente ad un meeting internazionale durante il quale, a seguito delle pressioni da parte dei Paesi occidentali contro il disegno di legge, ha rivendicato il diritto di sovranità nazionale ed è tornata in patria più decisa che mai a far sì che il provvedimento diventi legge.
Qui è possibile firmare una petizione per fermare la persecuzione contro gli omosessuali in Uganda:
http://www.avaaz.org/en/24_hours_to_stop_the_uganda_antigay_attack_nm/?fHRrVbb&pv=39
Qui invece c'è il documento inviato da Kasha per conto di un'ampia coalizione di associazioni ugandesi, lgbt e non, che chiama all'azione chi è all'estero e vuole supportare la loro azione fornendo anche delle indicazioni su cosa NON fare per evitare errori gravemente controproducenti
https://www.facebook.com/notes/bombastic-kasha/how-to-support-from-a-far-about-the-recent-resurrection-of-the-anti-homosexualit/428866537162276
GAY PRIDE IN UGANDA!!!
La scorsa settimana si è svolto in Uganda un importante evento organizzato dagli attivisti lgbt locali: il Beach Pride Event!
Un Pride in Uganda ha dell'incredibile, sia perchè realizzato in un Paese diventato famoso per avere uno dei tassi di omofobia più alti al mondo, sia perché, nonostante i non pochi problemi creati dalla polizia locale, perfettamente riuscito.
Il programma includeva una serie di eventi tra cui proiezioni di film, feste e, evento clou previsto per sabato 4 agosto, una marcia con party finale sulla spiaggia di Entebbe, sul lago Vittoria.
Un Pride in Uganda ha dell'incredibile, sia perchè realizzato in un Paese diventato famoso per avere uno dei tassi di omofobia più alti al mondo, sia perché, nonostante i non pochi problemi creati dalla polizia locale, perfettamente riuscito.
Il programma includeva una serie di eventi tra cui proiezioni di film, feste e, evento clou previsto per sabato 4 agosto, una marcia con party finale sulla spiaggia di Entebbe, sul lago Vittoria.
A tutela dei partecipanti la festa era stata organizzata come evento privato, una precauzione che però non è stata sufficiente ad evitare l'intervento della polizia. Gli agenti, con la motivazione “ordini dall'alto”, hanno imposto l'interruzione immediata della festa e hanno proceduto all'arresto di attivisti ugandesi - tra cui immancabilmente la nostra amica Kasha- e di alcuni visitatori provenienti da altri Paesi.
Fortunatamente la detenzione è durata solo qualche ora e in serata Kasha ha fatto sapere, tramite facebook, che la polizia non era neppure in grado di dire quale fosse la reale motivazione dell'arresto.
La corrente legislazione ugandese infatti consente alle persone lgbt di incontrarsi liberamente e pacificamente, condizione che potrebbe invece mutare in caso di approvazione del disegno di legge “antigay” attualmente fermo in parlamento. Nonostante questo però, a partire dallo scorso febbraio, è già la terza volta che le forze dell'ordine interferiscono pesantemente in attività organizzate da associazioni lgbt. Azioni che hanno un'impronta fortemente intimidatoria ma che vengono affrontate e smontate grazie dal coraggio di alcune persone disposte a correre notevoli rischi pur di non subire simili soprusi.
L'importante è comunque che il Beach Pride, così fortemente desiderato dagli organizzatori, abbia avuto un buon esito.E visto il successo e il buon livello di partecipazione della manifestazione si inizia già a pensare al Pride del 2013!
Fortunatamente la detenzione è durata solo qualche ora e in serata Kasha ha fatto sapere, tramite facebook, che la polizia non era neppure in grado di dire quale fosse la reale motivazione dell'arresto.
La corrente legislazione ugandese infatti consente alle persone lgbt di incontrarsi liberamente e pacificamente, condizione che potrebbe invece mutare in caso di approvazione del disegno di legge “antigay” attualmente fermo in parlamento. Nonostante questo però, a partire dallo scorso febbraio, è già la terza volta che le forze dell'ordine interferiscono pesantemente in attività organizzate da associazioni lgbt. Azioni che hanno un'impronta fortemente intimidatoria ma che vengono affrontate e smontate grazie dal coraggio di alcune persone disposte a correre notevoli rischi pur di non subire simili soprusi.
L'importante è comunque che il Beach Pride, così fortemente desiderato dagli organizzatori, abbia avuto un buon esito.E visto il successo e il buon livello di partecipazione della manifestazione si inizia già a pensare al Pride del 2013!
Uganda: ascoltare per capire
La comunità lgbt ugandese sta di nuovo vivendo momenti estremamente difficili, come ormai troppo spesso accade da tre anni a questa parte.
La nostra amica Kasha è sfuggita all'arresto ordinato direttamente dal Ministro dell’Etica e Integrità Lokodo, mentre il disegno di legge ”antyhomosexual” è stato nuovamente presentato al parlamento ugandese da Bahati e accolto con una ovazione.
La nostra amica Kasha è sfuggita all'arresto ordinato direttamente dal Ministro dell’Etica e Integrità Lokodo, mentre il disegno di legge ”antyhomosexual” è stato nuovamente presentato al parlamento ugandese da Bahati e accolto con una ovazione.
Io e le amiche del Pianeta Viola, sconcertate, cerchiamo di seguire la situazione che è in continua evoluzione. Kasha, più combattiva che mai, continua a scrivere su facebook manifestando l’intenzione a denunciare il ministro che, abusando del suo potere, ha interrotto un workshop da lei stessa organizzato.
(clicca qui per continuare a leggere l'articolo)
Uganda, un ministro guida irruzione durante un seminario Lgbt tenuto da Kasha
Il ministro ugandese per le questioni morali e l'integrità, Simon Lokodo, ha personalmente diretto l'assalto a un seminario di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) che si stava svolgendo il 14 febbraio a Entebbe. Il ministro, che era accompagnato da agenti di polizia, ha dichiarato che il seminario era illegale e che le persone presenti dovevano subito abbandonare la sala, altrimenti sarebbe stata usata la forza.
Il ministro ha anche cercato di far arrestare Kasha Jacqueline Nabagasera, attivista per i diritti delle persone Lgbt e vincitrice nel 2011 del premio Martin Ennals per i difensori dei diritti umani, che è stata costretta a lasciare in tutta fretta l'albergo in cui era in corso la riunione.
Questo atto intimidatorio è arrivato pochi giorno dopo la nuova presentazione in parlamento della proposta di Legge anti omosessualità. Il governo ha cercato di prendere le distanze, sostenendo che la proposta non ha il suo sostegno, ma di fatto tace e permettere che l’oppressione dei diritti umani vada avanti.
Se vuoi fare qualcosa, FIRMA LA PETIZIONE contro i l disegno di legge anti omosessualità
Uganda: ripresentato in Parlamento il disegno di legge "antigay"
La comunità lgbt ugandese ripiomba nell’incubo da “antigay bill”.
E’ la comunità che lo scorso 26 gennaio si è stretta nel ricordo di David, l’attivista gay ucciso un anno fa, in una commovente cerimonia di commemorazione tenutasi a Kampala.
Il disegno di legge che introduce misure severissime per le persone lgbt era stato presentato in parlamento nel 2009. La pressione della comunità internazionale e il lavoro coraggiosissimo della comunità lgbt ugandese erano riusciti a far accantonare la terribile proposta di legge, ma purtroppo non definitivamente.
E’ notizia di pochi giorni fa che il parlamento insediatosi dopo le elezioni del 2011 riprenderà a discutere, probabilmente in tempi molto brevi, un provvedimento che farebbe compiere a questo Paese africano un enorme salto all’indietro sul piano dei diritti umani.
L’Uganda è una terra meravigliosa, ma la reputazione che si sta costruendo è quella di uno dei Paesi più omofobi al mondo.
Cosa possiamo fare?
La Gran Bretagna di recente ha annunciato di voler tagliare i fondi ai Paesi del Commonwealth che considerano illegale i rapporti omosessuali, ma in questo modo ha avvallato la posizione di tanti politici africani secondo cui l’accettazione dell’omosessualità è un valore del mondo occidentale che gli occidentali, con modalità che ricordano il periodo coloniale, vogliono imporre.
La stessa comunità lgbt ugandese denuncia che, in un Paese in cui non a tutti è garantito il fabbisogno alimentare, questo tipo di politica da parte dell’ occidente finisce con l’innalzare dei muri all’interno della società civile e si ritorcendosi contro le persone lgbt .
E allora i suggerimenti che arrivano direttamente dall’Uganda per la comunità internazionale sono: sì all’azione importantissima della diplomazia che però dovrà muoversi con molta discrezione e cautela, sì a raccolta firme contro l’approvazione del disegno di legge, come quella che aveva promosso avaaz qualche tempo fa.
Pertanto invitiamo fortemente chi non l’avesse già fatto a FIRMARE LA PETIZIONE contro l’approvazione del disegno di legge
E’ la comunità che lo scorso 26 gennaio si è stretta nel ricordo di David, l’attivista gay ucciso un anno fa, in una commovente cerimonia di commemorazione tenutasi a Kampala.
Il disegno di legge che introduce misure severissime per le persone lgbt era stato presentato in parlamento nel 2009. La pressione della comunità internazionale e il lavoro coraggiosissimo della comunità lgbt ugandese erano riusciti a far accantonare la terribile proposta di legge, ma purtroppo non definitivamente.
E’ notizia di pochi giorni fa che il parlamento insediatosi dopo le elezioni del 2011 riprenderà a discutere, probabilmente in tempi molto brevi, un provvedimento che farebbe compiere a questo Paese africano un enorme salto all’indietro sul piano dei diritti umani.
L’Uganda è una terra meravigliosa, ma la reputazione che si sta costruendo è quella di uno dei Paesi più omofobi al mondo.
Cosa possiamo fare?
La Gran Bretagna di recente ha annunciato di voler tagliare i fondi ai Paesi del Commonwealth che considerano illegale i rapporti omosessuali, ma in questo modo ha avvallato la posizione di tanti politici africani secondo cui l’accettazione dell’omosessualità è un valore del mondo occidentale che gli occidentali, con modalità che ricordano il periodo coloniale, vogliono imporre.
La stessa comunità lgbt ugandese denuncia che, in un Paese in cui non a tutti è garantito il fabbisogno alimentare, questo tipo di politica da parte dell’ occidente finisce con l’innalzare dei muri all’interno della società civile e si ritorcendosi contro le persone lgbt .
E allora i suggerimenti che arrivano direttamente dall’Uganda per la comunità internazionale sono: sì all’azione importantissima della diplomazia che però dovrà muoversi con molta discrezione e cautela, sì a raccolta firme contro l’approvazione del disegno di legge, come quella che aveva promosso avaaz qualche tempo fa.
Pertanto invitiamo fortemente chi non l’avesse già fatto a FIRMARE LA PETIZIONE contro l’approvazione del disegno di legge
Come dice spesso Kasha: la lotta continua!
26 gennaio: anniversario dell'assassinio di David
Da "Il manifesto" on line:
A chi gli chiedeva perchè non fuggisse all'estero, David Kato Kisule amava rispondere che il suo desiderio era vivere e provare a cambiare le cose nel suo Paese. Era un attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT) in Uganda. Per questa ragione aveva costituito nel 2004 il Sexual Minorities of Uganda (SMUG). Ma la sua battaglia prosegue anche dopo il suo assassinio.
Leggi tutto l'articolo
Il Pianeta Viola si unisce ai suoi amic* e a tutti gli attivisti nel ricordo di David Kato Kisule e continuerà a sostenere l'associazione FARUG e la nostra amica Kasha in questa battaglia.
Per tutte le notizie relative alla situazione in Uganda, sul nostro sito: notizie in tempo reale
In ricordo di David Kato Kisule
Il desiderio di David Kato Kisule era cambiare le cose nel suo Paese (Uganda) Era un attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT) in Uganda. Per questo un anno fa è stato assassinato.
A chi gli chiedeva perchè non fuggisse all'estero, David Kato Kisule amava rispondere che il suo desiderio era vivere e provare a cambiare le cose nel suo Paese. Era un attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT) in Uganda. Per questa ragione aveva costituito nel 2004 il Sexual Minorities of Uganda (SMUG). Ma la sua battaglia prosegue anche dopo il suo assassinio.
Il Pianeta Viola si unisce ai suoi amic* e a tutti gli attivisti nel ricordo di David Kato Kisule e continuerà a sostenere l'associazione FARUG e la nostra amica Kasha in questa battaglia.
Per tutte le notizie relative alla situazione in Uganda, sul nostro sito: notizie in tempo reale
CONTINUA: Uganda ascoltare per capire
Museveni, il presidente in carica dal 1986, e i suoi governi si sono dimostrati incapaci di rispondere alle esigenze del Paese. Il malcontento è generale-nella mia esperienza non ho trovato un solo ugandese che abbia espresso una buona opinione su di lui! - e la reazione da parte del governo è quella di dare un giro di vite alla libertà di espressione dei cittadini (per chi volesse saperne di più segnalo: http://www.monitor.co.ug/OpEd/OpEdColumnists/DanielKalinaki/-/878782/1328324/-/rxl848z/-/index.html )
Ci chiediamo naturalmente cosa possiamo fare e a questo proposito Kasha, pochi giorni fa, ha inoltrato un documento in cui la “Civil Society Coalition on Human Rights and Constitutional Law“, che comprende decine di organizzazioni ugandesi femministe, lgbt o che comunque lavorano nel campo dei diritti umani, suggerisce quali iniziative intraprendere e con quali modalità (vedi allegato).
Nel documento si esortano diplomazia internazionale e governi occidentali ad esercitare una pressione sul governo ugandese, ma muovendosi con molta discrezione e lontano dai media. La comunità internazionale viene invitata a condurre azioni in grado di sensibilizzare grandi masse senza però alimentare sentimenti negativi nella popolazione ugandese, come ad esempio le petizioni.
Riprendo un articolo pubblicato ad inizio novembre che mi è capitato di leggere su un quotidiano in Uganda ma che non credo abbia avuto la rilevanza che meritava. Il pezzo è sottoscritto dagli Attivisti della Giustizia Sociale in Africa (http://www.trinityafer.com/en/index.php/news/7639-cameron-has-threatened-to-cut-aid-to-countries-that-persecute-homosexuals), un movimento a cui aderiscono numerosissimi gruppi lgbt e non solo, i quali invitano il premier inglese Cameron a rivedere la sua proposta-minaccia di tagliare i fondi ai Paesi del Commonwealth che considerano illegale l'omosessualità.
I motivi sono tanti e cerco di riassumerli.
In Africa è nato un movimento per la giustizia sociale che lavora per portare le questioni lgbt all’interno della società civile e che si relaziona con le istituzioni. Un lavoro duro e delicato al tempo stesso per il quale una presa di posizione così forte da parte dell'occidente risulta controproducente.
Una posizione coercitiva, quella inglese, che va a rafforzare lo squilibrio di potere tra Paesi donatori e Paesi che usufruiscono delle donazioni e che avalla quanto i politici africani continuano a ripetere come dischi rotti, cioè che sono stati i bianchi ad esportare l'omosessualità in Africa e sono loro a voler imporre l'accettazione della stessa.
In un Paese in cui il problema della violenza sulle donne è enorme e le donne eterosessuali sono vulnerabili quasi quanto le persone lgbt, in cui la sanità e il cibo non sono garantiti a tutti, la minaccia di Cameron si traduce nel messaggio che i diritti degli omosessuali sono prioritari rispetto a tutti gli altri. Senza trascurare il fatto che la riduzione dei fondi porta ad un peggioramento delle condizioni di quei servizi (scuole, sanità etc) di cui anche le persone lgbt usufruiscono.
Traduco letteralmente:“ Le misure (sanzionatorie) dei Paesi donatori si basano spesso su supposizioni che riguardano la sessualità africana e i bisogni delle persone lgbt africane”.
Sono appena tornata da una esperienza lavorativa in Uganda e so bene quanto gli ugandesi siano accoglienti con i bianchi – sono considerati tra i più accoglienti dell’intero continente-, ma so anche quanto desiderino trovare una loro strada. Una strada che sentano essere la loro.
In un contesto così delicato, con questioni che hanno a che fare con la vita e la morte, il supporto dell’occidente è fondamentale ma prestare grande attenzione alle voci provenienti dall’Africa è quantomeno doveroso.
Manuela Fazia
Civil Society Coalition On Human Rights & Constitutional Law

C/o Refugee Law Project
Plot 5, Perryman’s Gardens
Po Box 33903, Kampala-Uganda
Tel; + +256 (0)414 343 556
Fax; +256-414-346491
Email; info@ugandans4rights.org
Website; www.ugandans4rights.org
08/02/12
Dear Partners and Members,
RE: COALITION STRATEGY FOLLOWING THE RETABLING OF THE ANTI-HOMOSEXUALITY BILL IN THE 9TH PARLIAMENT.
Following the retabling of the AHB in the 9th Paliament of the Republic of Uganda at its first reading, a small representative number of the coalition membership plus its legal committee met today at Amnesty International Kampala to chart a fresh way forward in light of the new developments. The following were agreed upon:
(a) External / Foreign Strategy:
- Since the president is likely to address the parliament on the oil question on Friday 10th January 2011, we should try to get him to say something to the MPS on the decision of the house to retable the AHB – something to the effect that it was not a wise decision. The diplomatic community is requested to bear upon their capitals to put pressure on His Excellency the president to do this as part of his speech then.
- That the diplomatic community try and help local LGBTI activists arrange to meet the president in person.
- That the international community can go “all out all stops” but as long as they do not do it in the mainstream media (local or international) to raise the sentiment that it is an externally influenced agenda being persued. Methods used here can include for example AVAAZ’s and Amnesty International’s “sign a petition” system. Basically this is to raise a critical mass without arousing negative sentiments.
- That international governments should assert pressure on the Ugandan government albeit quietly and behind the scenes.
- Get non traditional international entities like the Vatican and the Anglican Communion to critic aspects of the bill publically in a way that identifies with followers of those religions in Uganda.
- Finally Uganda is hosting the Inter-Parliamentary Union (IPU) in March. This is a forum that could be used to influence Ugandan parliamentarians too.
(b) Local / Domestic Strategy:
- Audience will be sought with the Legal and Parliamentary Affairs Committee of parliamen as soon as possible to make fresh submissions ( one coalition submission and one lawyer taking the committee through the bill to explain to them the implications). The composition of the submitting team should be strategic.
- Commiserant with the above, the legal committee of the coalition will also draft a position on the bill for general circulation.
- The Coalition will come up with a press statement that clearly spells out the major implications of the bill on the general population.
- All member organizations of the coalition are called upon to make press statements on the bill to show loca civil society concerns about the bill.
- Public statements should also be sought from important offices such as the Uganda Human Rights Commission (UHRC)
- A media strategy is to be drawn to kick off an earnest media campaign especially radio and TV talk shows as well as public dialogues (especially in public universities). The key message should be on expalining how the bill will affect the general Ugandan public as opposed to human rights of LGBTI Ugandans alone.
- The legal committee of the coalition is to agree on the options of seeking a constitutional court injunction before the bill is passed or seek legal redress after the bill is passed into law in the constitutional court. One set of actions is to be taken there after.
- More information will also be sought on the composition of the legal and parliamentary affairs committee of parliament (who are the members) and individual meetings will be set up with the members as part of the lobby effort.
- The local LGBTI community country wide should be mobilised and informed about what is going on with the bill.
- We should try to get MPs to redirect the debate on the real issues affecting Ugandans.
- We should also contact media allies (Andrew Mwenda, the Observor, Monitor for example) to do pieces criticising the bill.
- We should rally the support of neighbouring countries such as Rwanda.
Thank you ladies and gentlemen and others.
The struggle continues.
Geoffrey Ogwaro
Co-coordinator.
Martin Ennals 2011
Una delegazione del Purple Planet parteciperà alla cerimonia di consegna del premio "Martin Ennals 2011" assegnato alla nostra amica Kasha.
Il "Martin Ennals award" è un prestigiosissimo premio assegnato da 10 delle più importanti organizzazioni internazionali operanti nel campo dei diritti umani (http://www.martinennalsaward.org/)
La cerimonia si terrà presso il Victoria Hall di Ginevra il prossimo 13 ottobre e sarà seguita da un ricevimento.
UGANDA. Fine di un incubo: la legge è stata accantonata!!!!!
Il progetto di legge ugandese che prevedeva la pena di morte per i gay "recidivi", sembra essere stato accantonato ancora una volta venerdì 6 maggio 2011, quando non è stato discusso in parlamento dopo aver provocato una protesta internazionale.
L'oratore dl Parlamento Edward Ssekandi lo ha sciolto venerdì affermando che non c'era abbastanza tempo per discutere il disegno di legge.
Ora il Parlamento è chiuso (Il nuovo parlamento sarà insediato mercoledì 18 maggio 2011) e la legge è stata definitivamente spazzata via dall'agenda parlamentare.
Ciò non significa che non potrà più essere riproposta in futuro, ma per farlo dovrebbero riscrivere una nuova legge e affrontare l'iter parlamentare dall'inizio, per un totale di 18 mesi.
Insieme abbiamo vinto una battaglia incredibile per l'eguaglianza e la libertà.
Oltre 1,6 milioni di noi hanno firmato la petizione contro la legge anti-gay, decine di migliaia di noi hanno chiamato i loro Capi di stato, l'attacco contro i diritti dei gay in Uganda ha fatto il giro del mondo. E ha funzionato!
L'oratore dl Parlamento Edward Ssekandi lo ha sciolto venerdì affermando che non c'era abbastanza tempo per discutere il disegno di legge.
Ora il Parlamento è chiuso (Il nuovo parlamento sarà insediato mercoledì 18 maggio 2011) e la legge è stata definitivamente spazzata via dall'agenda parlamentare.
Ciò non significa che non potrà più essere riproposta in futuro, ma per farlo dovrebbero riscrivere una nuova legge e affrontare l'iter parlamentare dall'inizio, per un totale di 18 mesi.
Insieme abbiamo vinto una battaglia incredibile per l'eguaglianza e la libertà.
Oltre 1,6 milioni di noi hanno firmato la petizione contro la legge anti-gay, decine di migliaia di noi hanno chiamato i loro Capi di stato, l'attacco contro i diritti dei gay in Uganda ha fatto il giro del mondo. E ha funzionato!
Un premio a Kasha per il suo coraggio!!!
Kasha Nabagesera ha vinto il premio "Martin Ennals per i difensori di Diritti Umani" per il 2011: http://www.martinennalsaward.org/Il premio viene assegnato da una giuria composta da 10 organizzazioni internazionali che che lavorano per difendere i diritti umani in tutto il mondo tra cui Amnesty International.
Il presidente della giuria, Hans Thoolen, ha descritto Kasha come " una donna eccezionale di raro coraggio, che lotta sotto minaccia di morte per la dignità umana e per i diritti degli omosessuali e delle persona emarginate in Africa".
La consegna del premio avverrà presso il Victoria Hall di Ginevra a fine anno.
e la lotta continua....
Ore decisive nel parlamento ugandese per l'approvazione della legge contro gay e lesbiche
Fra 24 ore il Parlamento Ugandese potrebbe votare una nuova legge che condannerebbe gli omosessuali alla pena di morte. Non è la prima volta che si tenta questa manovra, e non è la prima volta che il mondo si mobilita per impedirlo. Dopo l'enorme appello globale dell'anno scorso il Presidente ugandese Museveni aveva bloccato la legge. Ora, nel clima di disordini e violenze delle piazze, alimentati dalla protesta per il rincaro di generi alimentari e benzina, con gli estremisti religiosi sempre più forti in Parlamento, fatto di distrazione interna e internazionale, ci si riprova.
Anche senza questa legge essere gay in Uganda non è una passeggiata. Gli omosessuali sono continuamente minacciati e malmenati, e proprio pochi mesi fa un attivista dei diritti civili, David Kato, è stato brutalmente ucciso in casa sua. Un anticipo, in qualche modo di questo provvedimento che contempla il carcere a vita alle persone condannate per aver avuto relazioni con persone dello stesso sesso e la condanna a morte per i recidivi. Persino chi lavora per le ONG impegnate nella prevenzione dell'HIV secondo questa legge, sottolineano gli attivisti per i diritti umani, potrebbe essere incarcerato con l'accusa di "promuovere l'omosessualità".
| articolo tratto da La stampa del 11/05/2011 |
In Uganda al peggio sembra non esserci mai fine
A distanza di alcuni mesi del famigerato disegno di legge “antigay”, pur non essendo (ancora?) quel disegno stato approvato, la situazione in Uganda è precipitata.
Ce lo racconta Kasha in un incontro in una città italiana del Nord dove sta trascorrendo un paio di giorni in questo periodo di “esilio” dal suo Paese.
Kasha è magrissima. “E' lo stress”, dice.
L'odio che ha portato all'uccisione di David sembra avvitarsi in una spirale senza fine.Sono entrati in casa sua ed era chiaro che non si trattava di un furto. Volevano lei, ma fortunatamente in quel momento Kasha non era lì. I suoi vicini di casa sono andati via, troppo pericoloso rimanere a vivere vicino la sua abitazione.Kasha, insieme a David e Pepe, è uno dei principali bersagli dell'onda omofobica ugandese. Proprio loro tre, infatti, avevano vinto ad inizio anno la causa contro il “Rolling stones”, un giornale scandalistico che aveva pubblicato foto ed informazioni private di tante lesbiche e gay.
All'inizio di febbraio, infatti, su energico invito di organizzazioni internazionali tra cui Amnesty International, Kasha ha precipitosamente lasciato l'Uganda. Queste stesse organizzazioni internazionali ora stanno aiutando in loco decine di lesbiche e gay i cui volti sono stati inquadrati dalle televisioni durante i funerali di David e proprio per questo sono perseguitati. Per proteggerli occorre trovare alloggi più sicuri, che vuol dire trasferirli in villaggi diversi da quelli in cui vivono.
Farug, l'associazione lesbica di cui Kasha è presidente, è stata costretta a chiudere la propria sede dopo ripetuti attacchi a colpi di pietre e bastoni. L'attività dell'associazione continua, ma con riunioni fatte in segreto nottetempo.
Artefice di queste aggressioni è la gente comune, mentre la polizia fa da spettatore. Il governo infatti si muove seguendo una doppia linea di condotta. Da un lato non attacca direttamente la comunità lgbt per non rischiare di compromettere i rapporti con la comunità internazionale, dall'altro preme perchè il disegno di legge “antigay”, fortemente caldeggiato dalla maggioranza della popolazione, venga approvato.
“I disegni di legge “antigay” ora sono 2” ci dice Kasha “ ma ci tengono volutamente all'oscuro del contenuto di questa seconda proposta. E proprio la prossima settimana il parlamento li discuterà entrambi”.
Kasha è in ansia ed è combattuta su cosa fare. E' ben consapevole di quanto lei sia importante per la sua comunità. Se dovesse accaderle qualcosa il movimento lgbt ugandese, dopo David, perderebbe un'altra colonna portante. Potrebbe chiedere ed ottenere asilo politico in Europa, ma non è questo che desidera.
Qui in Europa intanto continua a lavorare per il suo Paese e pochi giorni fa ha partecipato ad un meeting internazionale tenutosi a Ginevra (www.genevasummit.org).
Farug, l'associazione lesbica di cui Kasha è presidente, è stata costretta a chiudere la propria sede dopo ripetuti attacchi a colpi di pietre e bastoni. L'attività dell'associazione continua, ma con riunioni fatte in segreto nottetempo.
Artefice di queste aggressioni è la gente comune, mentre la polizia fa da spettatore. Il governo infatti si muove seguendo una doppia linea di condotta. Da un lato non attacca direttamente la comunità lgbt per non rischiare di compromettere i rapporti con la comunità internazionale, dall'altro preme perchè il disegno di legge “antigay”, fortemente caldeggiato dalla maggioranza della popolazione, venga approvato.
“I disegni di legge “antigay” ora sono 2” ci dice Kasha “ ma ci tengono volutamente all'oscuro del contenuto di questa seconda proposta. E proprio la prossima settimana il parlamento li discuterà entrambi”.
Kasha è in ansia ed è combattuta su cosa fare. E' ben consapevole di quanto lei sia importante per la sua comunità. Se dovesse accaderle qualcosa il movimento lgbt ugandese, dopo David, perderebbe un'altra colonna portante. Potrebbe chiedere ed ottenere asilo politico in Europa, ma non è questo che desidera.
Qui in Europa intanto continua a lavorare per il suo Paese e pochi giorni fa ha partecipato ad un meeting internazionale tenutosi a Ginevra (www.genevasummit.org).
Poi però parla di tornare giù, della possibilità di avere una guardia del corpo, di allarmi di sicurezza per la sua abitazione...
Alle ultime elezioni politiche hanno riconfermato per l'ennesima volta il dittatore-presidente Museveni.
Alle ultime elezioni politiche hanno riconfermato per l'ennesima volta il dittatore-presidente Museveni.
Alla domanda su come mai la comunità internazionale, che tanto si è mobilitata contro il disegno di legge antigay, ha tranquillamente accettato l'esito delle elezioni sicuramente condizionate da brogli elettorali, la risposta di Kasha è stata:” Noi abbiamo costruito un'ampia rete di relazioni e solidarietà con l'estero. L'opposizione dovrebbe fare lo stesso”.
Kasha è davvero stanca, ma ha ancora voglia di combattere per il suo paese...e noi continueremo a sostenerla con i mezzi a nostra disposizione.
A presto, Combattente.
A presto, Combattente.
la nostra amica Kasha ci scrive della terribile situazione in Uganda
Mentre il Parlamento Europeo firma una risoluzione che chiede all'Uganda la protezione e il sostegno per le persone GLBT, la nostra amica Kasha è costretta a scappare dal suo paese...
Ecco le ultime notizie inviateci da lei. Alcune parti sono state omesse per garantire l'incolumità di Kasha e dei suoi compagni
Ecco le ultime notizie inviateci da lei. Alcune parti sono state omesse per garantire l'incolumità di Kasha e dei suoi compagni
è davvero una tragedia. Sono ancora scioccata. Ho dovuto lasciare l'Uganda una settimana e mezzo fa. Molte cose sono successe a me, alla mia casa e nel mio quartiere. Le minacce di morte sono aumentate e così ora sono all'estero...omissis.. Le cose non vanno bene per le persone della mia comunità. Il mio conto in banca e quello di ...omissis.. sono stati bloccati, minacce di morte, tante mia cara.
Ma ora sono salva e sto ricevendo dei consigli che possono aiutarmi.
Omissis... Devo portare avanti la lotta, David non è morto invano, noi dobbiamo portare avanti la battaglia per la quale lui è morto.Il mio cuore sta soffrendo molto.Sono così arrabbiata.
Auguro ai miei connazionali ugandesi pace, amore, armonia, mi auguro che un giorno anche loro augureranno le stesse cose a me e alla mia comunità. Mentre ti scrivo non riesco a controllare le mie emozioni e fa male così tanto.Ora sono....omissis.. con persone che mi amano ma tuttora non sono contenta di essere qui. Sono molto arrabbiata con me stessa e con il mondo, ma sono sicura che le ferite del mio cuore un giorno guariranno.
saluti a tutte/i"
Risoluzione del Parlamento Europeo a seguito dell'assasinio David Kato Kisule in Uganda
Il Parlamento Europeo ha votato all'unanimità la risoluzione sull'assassinio di David Kato Kisule, l'attivista gay brutalmente assassinato in Uganda
Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti:
A Strasburgo, ieri, durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo, è stata votata all'unanimità una Risoluzione, co-firmata da tutti i principali gruppi politici, sull'assassinio di David Kato Kisule.
Si è giunti a questo risultato grazie all'impegno dell'intergruppo Lgbt(e) al Parlamento Europeo e Ottavio Marzocchi, rappresentante di Certi Diritti a Bruxelles, funzionario della Commissione Libertà Pubbliche, che ha redatto il testo base.
La Risoluzione, dopo avere ripercorso le battaglie di David Kato Kisule ed il ricorso, vinto davanti all'Alta Corte ugandese, contro la rivista locale Rolling Stone, condanna l'uccisione di David; chiede alle autorità ugandesi di compiere indagini approfondite ed imparziali anche in relazione ai possibili mandanti, di proteggere le persone LGBT, di non approvare la legge Bahati; chiede ad autorità politiche, religiose ed ai media di interrompere la stigmatizzazione delle persone LGBT; solleva la necessità di tenere conto della situazione delle persone LGBT nel quadro della politica estera e di sviluppo, ed invita gli Stati membri e la UE a riconoscere l'asilo politico alle persone perseguitate in Uganda.
La risoluzione contiene anche alcune sollecitazioni sul rispetto dei diritti umani in Ugando, quanto David aveva richiesto nel corso del suo intervento al Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, durante i lavori di commissione. E' un tributo del Parlamento europeo alla sua memoria e un appello all'interruzione delle persecuzioni, violenze ed assassinii delle persone LGBT in Uganda.
Roma, 18 febbraio 2011
Al seguente link il testo integrale della Risoluzione approvata
Comunicato Stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti:
A Strasburgo, ieri, durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo, è stata votata all'unanimità una Risoluzione, co-firmata da tutti i principali gruppi politici, sull'assassinio di David Kato Kisule.
Si è giunti a questo risultato grazie all'impegno dell'intergruppo Lgbt(e) al Parlamento Europeo e Ottavio Marzocchi, rappresentante di Certi Diritti a Bruxelles, funzionario della Commissione Libertà Pubbliche, che ha redatto il testo base.
La Risoluzione, dopo avere ripercorso le battaglie di David Kato Kisule ed il ricorso, vinto davanti all'Alta Corte ugandese, contro la rivista locale Rolling Stone, condanna l'uccisione di David; chiede alle autorità ugandesi di compiere indagini approfondite ed imparziali anche in relazione ai possibili mandanti, di proteggere le persone LGBT, di non approvare la legge Bahati; chiede ad autorità politiche, religiose ed ai media di interrompere la stigmatizzazione delle persone LGBT; solleva la necessità di tenere conto della situazione delle persone LGBT nel quadro della politica estera e di sviluppo, ed invita gli Stati membri e la UE a riconoscere l'asilo politico alle persone perseguitate in Uganda.
La risoluzione contiene anche alcune sollecitazioni sul rispetto dei diritti umani in Ugando, quanto David aveva richiesto nel corso del suo intervento al Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, durante i lavori di commissione. E' un tributo del Parlamento europeo alla sua memoria e un appello all'interruzione delle persecuzioni, violenze ed assassinii delle persone LGBT in Uganda.
Roma, 18 febbraio 2011
Al seguente link il testo integrale della Risoluzione approvata
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